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filosofando

Indice

2014

La mia decadenza

Rispetto guadagnato

Cervelli in standby

Limiti temporali

2013

Violare le regole

Citazioni

Emozioni perdute

Homo Oeconomicus

Nessuno ha i miei occhi

2012

Debug sociale

In attesa del cambio

Felicità

Svolta di vita cercata

Cambio di stagione

La vita è buona

Progetti estivi

Vedute falsificate

Panoramica sui vizi

Scrivere per riflettere

Niente di troppo

La dittatura dei desideri

2011

Il mio HECCE HOMO

Poco da dire

Oriundi in conflitto

2010

Mitologia contemporanea

Pensiero mitologico

La retta solitudine

Maschere deraudate

La schiavitù tecnologica

2009

Virtù retorica

Con i piedi per terra

Alienazioni sane

Le passioni bistrattate

In cerca dell'oro

2008

Dire e non pensare

Libertà di conoscenza

Il fascismo tecnocratico

Religione Moderna

Pochi ma buoni

La mia felicità

Demagogia del voto

2007

Follie su Nietzsche

Leasing di Saggezza

La giusta democrazia

Debito di coscienza

La cultura globalizzata

Il mio Cammino I

La dialettica

La propria realtà


Perché il mondo?

Il tempo solo denaro?

L'Età dell'idealismo


2006


Definizione di filosofia

L'arte dell'umorismo e la satira


Sapere sul mondo...

L'arte di farsi rispettare

L'intellettuale

le convinzioni

Il desiderio


Philosophen

Thales von Milet

Leibniz

 


Hegel
 


John Locke
 


Emanuele
Severino



Jean-Jacques
Rousseau

 
 


In questa rubbrica vorrei presentare i miei filosofi preferiti, oltre ad una mia modesta ma per me importante presentazione del mio pensiero filosofico. Filosofando in compagnia di
questi intoccabili personaggi, senza volere peccare di presunzione esplorerò
questo universo.12.11.2004

 



Pluchinik




La definizione di filosofia
(dal greco φίλος (filos) = amore e σοφία (sofìa) = sapienza, cioè amore per la sapienza) rimane un problema filosofico di per se stesso. Ma ancor più problematica risulta da comprendere la questione del "cominciamento" filosofico. Se la filosofia indaga sé stessa dialetticamente, dove possiamo collocare il suo domandare? Al solo scopo di introdurne il concetto, possiamo dire che si tratta dello studio del significato e della giustificazione della conoscenza del più generale, o universale, aspetto delle cose. Si tratta di uno studio che viene compiuto formulando linguisticamente i problemi, offrendone la soluzione e giustificandola, ed usando procedure rigorose per argomentarla. È inoltre lo studio dei principi primi e delle ragioni ultime.


Periodo 2014

La mia decadenza 05/03
Tutte le mie teorie e riflessioni in tanti anni di “Pluchinik”, mi auguro abbiano stimolato l’interesse di chi mi legge e in passato mi giudicava diversamente. Non saprei quali dei miei testi siano più brillanti e originali, rispetto all’oceano di informazioni che da anni fluttuano nella rete. A volte mi sono appoggiato sui contenuti di autori famosi o sulle vicende attuali di politica e società. Il tutto condito dalla mia passione per gli aforismi, e la mia presunzione di fare il filosofo senza titolo. In tutto questo sarei un decadente o il suo contrario? Tra l’altro nelle condizioni spiacevoli della vita, ho sempre scelto istintivamente, lo strumento adatto alla mia indole. La scrittura come medicina e cura a ogni spasimo che a volte mi affligge. Sentirsi sano, ma nel dettaglio, nella peculiarità scrivere sulle decadenze di noi umani, è da persona sana? Quanta energia per conquistare, un assoluto isolamento e distacco dalle condizioni abituali. La natura in questo mi è stata amica, come la mia fedele bicicletta compagna nelle passeggiate di sana libertà mentale al servizio della scrittura, o scoperta delle meraviglie in natura immortalate poi dalla mia inseparabile Nikon. Spesso condivido questi momenti con la mia famiglia, in particolare modo mio figlio Leonardo, che con il pretesto dell’impegno sportivo inconsciamente riesco a coinvolgere nei miei ragionamenti e letture. Cosi mi sono preso per mano sin da bambino, decidendo di trasformare le mie precarietà famigliari, in un energico stimolante al vivere, al vivere di più. È così infatti che oggi ricordo quel lungo periodo di turbolenze mentali. Ho così scoperto, me stesso incluso, e tutte le cose buone e belle, come pochi avrebbero potuto farlo. La mia decadenza iniziale si è evoluta in volontà di salute, di vita. È questa la mia filosofia sulla mia decadenza di cui scrivo descrivendo il mondo. La mia missione di farmi notare non è mai esistita, almeno nelle intenzioni. Come disse Nietzsche tanto tempo fa: “ Dal fatto che un uomo ben riuscito fa bene ai nostri sensi, dal fatto che `tagliato in un legno duro, tenero e profumato al tempo stesso” . Ecco così vorrei sentirmi per coloro che mi giudicano decadente o incompreso alla loro profondità mai rivelata, perché troppo mascherata dal loro materialismo e superficialità.

 

Rispetto guadagnato 25/03
Se volessimo il rispetto delle persone che alimentano la nostra vita sociale, dovremmo porci la seguente domanda. Nei loro confronti come mi comporto? Sono cosciente delle esigenze altrui, o in senso machiavellistico agisco sempre per un mio fine personale? La questione è delicata se consideriamo le tendenze del momento, e di conseguenza emuliamo la pubblica ottusità che raramente ragiona. Avendo come tutti commesso qualche piccolo o grande misfatto verso gli altri, esso non è stato a causa della cattiva volontà. Anzi spesso è stata la buona volontà che ha portato i più grandi turbamenti nella mia esistenza. È nella natura occidentale poi diffidare, delle cosiddette tendenze “disinteressate”. Infatti, parlando dell’amore del prossimo, esso è sempre pronto e disponibile nel consigliarmi o aiutarmi. Senza venire incompreso (anche se è inevitabile), io considero le tendenze disinteressate in sé debolezza, come la compassione definita troppo spesso una virtù. Per rispetto da conquistare intendo, da parte del prossimo un senso di delicato "senso" delle distanze, oltre alla capacità di ascolto e affinità nei ragionamenti. Ognuno dovrebbe padroneggiare i propri impulsi più bassi e miopi, che agiscono nelle cosiddette azioni disinteressate. Superata questa prova estrema, il rispetto che avremo dagli altri sarà assicurato, soprattutto da parte dei nostri nemici più agguerriti. Il risentimento, nato dalla debolezza di volere agire a proprio favore, calpestando il rispetto altrui, non è dannoso a nessuno più che al debole stesso! La sicurezza del mio istinto poche volte nella prassi si è equivocata, per quanto riguarda lo smascheramento delle nature più deboli e prive di volontà di potenza. Per mia decadenza personale, e compassione derivata dalla mia indole cristiana, decido di appormi a una reazione impulsiva, che gioverebbe al mio interesse. Preferisco porgere l’altra guancia, e se il caso soccombere piuttosto che ferire l’altra persona o mettere in dubbio l’intero rapporto. Altre volte mi sento così agguerrito e pronto ad’ogni battaglia pur di ottenere le mie ragioni o il dovuto rispetto. La mia esperienza infine a seconda del caso mi guida su quale atteggiamento fare prevalere. Essere leone o pecora poco importa se ci sentiamo dei piccoli e insignificanti cittadini o consumatori. Se prevale invece l’autostima niente e nessuno dovrebbe mai calpestare e abusare del nostro rispetto. Infine la migliore guida di comportamento è l’esperienza di vita unita alla conoscenza delle persone. Senza troppe riflessioni l’agire o meno quando il nostro rispetto viene ferito, dipende dalla persona che abbiamo di fronte. Meglio chiedersi, vale veramente la pena d’investire il mio tempo e energie generando spesso riflessi negativi?

 

Cervelli in standby 08/02
Ho letto con interesse l’articolo pubblicato sulla Pagina sul tema dei disturbi del linguaggio, e vorrei esprimere il mio parere o esperienza personale. Innanzitutto se c'è un libro che va letto che tratta in modo approfondito sul tema in questione oltre all’uso in generale dei media digitali, e dell’impatto sulla mente dei giovani e non, è quello di Manfred Spitzer (Demenza digitale). È un’analisi spietata di uno dei più noti e autorevoli studiosi della rete. Dalla penna di uno dei più rinomati neuro scienziati tedeschi, si tratta di un documentatissimo saggio che avendolo letto personalmente, mi ha convinto di come i media digitali siano pericolosi per la nostra mente e il nostro corpo, se usati in modo errato. È giusto intervenire in tempo sui bambini in età prescolastica che oltre alla lingua materna, spesso incontrano, difficolta, come nel caso di stranieri nell’apprendimento di una o più lingue, che dovranno apprendere nel corso del loro percorso scolastico. Senza computer, smartphone e internet oggi ci sentiamo perduti. Questo vuol dire che l’uso massiccio delle tecnologie di consumo sta mandando il nostro cervello all’ammasso. E intanto la lobby delle società di software promuove e pubblicizza gli esiti straordinari delle ultime ricerche in base alle quali, grazie all’uso della tecnologia, i nostri figli saranno destinati a un radioso futuro ricco di successi. Se gli interessi economici in gioco tendessero a sminuire, se non a occultare, i risultati di altre ricerche che vanno in direzione diametralmente opposta? In conformità a tali studi, l’autore si domanda in questo libro documentatissimo e appassionato, se è lecito lanciare un allarme generale. I media digitali in realtà rischiano di indebolire corpo e mente non solo dei nostri figli. Se ci limitiamo a chattare, twittare, postare, navigare su Google… finiamo per parcheggiare il nostro cervello, ormai incapace di riflettere e concentrarsi. Un altro effetto nocivo è quello del multitasking che vorrei spiegare con uno scenario tipico e reale. Immaginiamoci un giovane che davanti al suo PC elabora un testo scolastico, mentre con lo smartphone è collegato via “Whatsapp” con il resto della classe per chiedere dei lumi sul compito da risolvere, e altri pettegolezzi vari che non centrano niente con lo studio. Intanto la TV da anni ospite fissa nella sua camera trasmette la sua serie preferita, che tra un tentativo disperato di raggiungere il prossimo livello con la “Game Console”, e il rispondere a ‘alcuni sms, farà seguito (facendo attenzione ai genitori), alla visita in Internet di alcuni siti pornografici consigliati da dei compagni di scuola. In questo scenario non troppo irreale, affermare che l’uso sempre più intensivo dei media digitali scoraggia lo studio e l’apprendimento è riduttivo. Per non parlare dei social che regalano surrogati tossici di amicizie vere, indebolendo la capacità di socializzare nella realtà e favorendo l’insorgere di forme depressive. Mettiamo i politici, intellettuali, genitori e i cittadini di fronte a questo scenario. È veramente quello che vogliamo per noi e per i nostri figli? Sempre secondo studi accertati ma poco pubblicizzati, l’utilizzo sfrenato dell’informatica come strumento compensativo non migliora le capacità di apprendimento dello studente. E qui interviene Manfred Spitzer, dichiarando che si assiste a una vera e propria “demenza digitale” che, secondo il suo parere, assopisce il cervello dell’individuo, dislessico e non, e ne distrugge la sua creatività. Se togliamo l’informatica al dislessico come potremmo aiutarlo concretamente?  Innanzitutto motivando o se preferite stimolando in lui la passione per qualcosa che faccia volentieri. Ed è sulla passione che inizialmente bisogna puntare per aiutare il dislessico. Bisogna prima appassionarlo alla matematica e solo dopo permettergli di utilizzare la calcolatrice. Invece ti vendo migliaia di software e computer super potenti per obbligarti a studiare una cosa che odi già in partenza. Ecco che il problema si capovolge. Il compito dell’insegnante nei confronti degli studenti, dovrebbe essere di stimolare in loro la passione per la matematica, la letteratura, l’inglese, ecc. La mia esperienza come genitore è che raramente l’insegnante si preoccupa se tuo figlio conosce a memoria le tabelline, o che sappia spiegarti il perché del ragionamento che si “cela” dietro alla soluzione di un problema logico-matematico. In ultima analisi, non è massimizzando i processi di elaborazione delle informazioni che comparandoci a un computer, sapremmo trovare delle soluzioni ai quesiti posti durante la fase di apprendimento, e in seguito nella vita. Senza l’esperienza di apprendimento vissuto e guidato dalla passione e volontà, ogni sforzo, e utilizzo della tecnologia, sarà solo una perdita di tempo che avrà come unico beneficiario l’industria dei videogiochi e altri surrogati spacciati come aiuto per l’apprendimento. Purtroppo l’inganno nasce dalla nostra pigrizia di approfondire certi temi, e di andare a volte controcorrente alle mode del momento.

 

Limiti temporali 29/01
In questa epoca di modernità e progresso, unito alla tecnologia che senza un vero scopo ci allunga e decreta la nostra immortalità, molte persone pianificano la loro esistenza come se dovessero campare per altri 150 anni. Innanzitutto l’aspetto fisico dovrà avere assoluta priorità e la cura del proprio corpo verrà affidato al mercato del benessere che promette miracolosi interventi, in cambio di costose cure o stili di vita improntati unicamente a rendere il nostro aspetto sempre giovanile, esente da rughe o spiacevoli malformazioni che l’età plasma per ogni forma di vita terrena. Se poi la cura esteriore giunta al limite per motivi di costi o di evidente invecchiamento non ci soddisfa più, ecco che giunge in soccorso la cura delle nostre anime o spiriti tramite frammenti di antiche religioni rese attuali e perciò credibili di sanamento delle nostre pene. Ma la felicità non ha origine dagli astri o paradisi immaginari, e neanche da una vita ultraterrena che ci attende. Basterebbe una mano da stringere e un cuore da capire. Chi avrà compreso questa piccola ma grande verità, avrà non solo fatto un passo in avanti verso una vita senza limiti, ma non avrà fatto arricchire quei falsi venditori di illusioni e speculatori delle nostre infelicità e ignoranze. Intanto ogni fine mese gran parte di noi arricchisce gli speculatori di felicità chiamate banche o uffici leasing, pagando il mutuo su qualcosa che non sarà mai completamente mio, o su oggetti che invecchieranno ancor prima che possa finire di pagarli. Una volta accettata l’idea che la morte è parte della nostra vita, ci si sente più forti, e sarebbe un grande passo di libertà per l’uomo, e aiuta a vivere meglio. Non è evitando in tutti i modi di parlare della morte che quel prevedibile, naturalissimo momento non arriverà. Mentre siamo impreparati, e ci aggrappiamo alla vita soffriamo ancora di più.


 

Periodo 2013

Violare le regole 18/10
Basta solo aver pensato di violare una "regola" per vivere una sensazione di disagio, per non sentirsi più la coscienza pulita. Se contravveniamo ai comandamenti del nostro “giudice interiore” temiamo subito un giudizio negativo su di noi, non solo dagli altri, ma ancor prima da noi stessi. In definitiva il senso di colpa ci dice "sei colpevole e verrai condannato e punito” oppure “non sei degno dell'approvazione altrui” come a suo tempo ti sei sentito di non meritare più l'amore della mamma per aver contravvenuto ad una proibizione o per non aver rispettato un ordine.
Come la mettiamo invece per tutti quei delinquenti, assassini, dittatori, sfruttatori e di ogni forma e razza impregnata di cattiveria verso il prossimo? Basti pensare al matricidio. Gli omicidi in famiglia (prima considerato uno spazio sacro) sono ormai all'ordine del giorno. Ha la cattiveria a differenza della stupidità dei limiti? Direi che risulta più furbo e nell’intimo da noi tutti apprezzato, chi riesce a farla franca alla legge, violando le regole spesso da lui predicate, verrà in seguito acclamato come previlegiato da emulare. Senza violare le regole mentre esiste un sistema di controllo è sintomo di saggezza, o precauzione. Volerle infrangere per il gusto di farlo, è prerogativa dei giovani o degli stolti, o dei rivoluzionari male organizzati di poche risorse.

La mia versione sulle regole da infrangere consiste nell’usare l'intelligenza, la riflessione, e la sensibilità. Queste pratiche ci fanno scoprire la vera realtà che ci circonda; chiedersi il perché e il motivo di tutto e a vedere il mondo per quello che è, quindi ad essere pessimisti....Alla fine è veramente un pregio o è meglio vivere nella beata ignoranza senza chiedersi nulla ma vivendo accontentandosi di poco (o tramite i debiti di tutto) , come nell'infanzia? Meglio farabutti e ignoranti, ma beati e ricchi, piuttosto che intelligenti e pessimisti? La verità come sempre sta nel mezzo. Organizzando le proprie risorse intellettuali e materiali. E unendo gli intenti per della cause ai nostri occhi giuste da combattere, basterà coinvolgere le masse di persone non pensanti, e a quel punto usciranno dalla loro tana, mimetizzata dal perbenismo, e affarismo liberale i veri distruttori del benessere umano “collettivo”. Sarà il momento di infrangere come loro in forma “legale” e apparentemente onesta, ogni regola che si ponga tra me e i miei scopi da raggiungere. Ma il difetto di noi troppo umani e profondi, è di fare affidamento sui precari dell’animo buono, che non avendo granché di scopi esistenziale, seguiranno il dio denaro che li renderà dei traditori degli oppressi, cioè di loro stessi. Saranno senz’altro sempre bene in vista di coloro che non intendono. Per concludere quest’aforismo sulle regole dirò una frase preconfezionata per noi ignari: “La cosa migliore sarebbe essere intelligenti in una società che sia giusta ed equa, ma è un'utopia.”


Citazioni 18/09

Unrecht erleiden ist besser als Unrecht tun. Socrate

Finché esiste il desiderio di perfezione materiale, non si può avere pace. Sri Caitanya

Il moderno materialismo è il letame per concimare il terreno per la filosofia. A. Schopenhauer

Tugend ist ein Wissen. Sie wird durch Selbstbeherrschung realisiert. Niemand tut mit Wissen das Unrechte. „der Tod Sokrates“

Ci rinforziamo d’imporre l’uno ai molti, ma l’uno in breve diviene i molti. La voce dei molti è la voce dell’uno. Krishnamurti

Sex ist wie eine zarte Blume, eine intesive Flamme, sanft und Rar. Er muss gepflegt werden.. ihn mit Gewalt zu unterdrücken hiesse, etwas zu zerstören, dass zart und intesiv schön ist. Krishnamurti

Nel divenire buoni, c`è la paura del male; Nel divenire completi, c’è la paura della solitudine. Krishnamurti

La verità non è un fiore, un risultato una meta; non la si può inventare, perché non è un oggetto della mente. Krishnamurti

A Berlusconi: “Magna promisisti, exigua videmus” (hai promesso tanto, ma vediamo poco) Seneca

La grande forma del pensiero indiano è stata l’abilità di combinare: Il semplice e il complesso, il divino e il reale, l’attività e la contemplazione, questo ha assicurato la sua continuità. Pluchinik

Bei dem aus Erkenntnis bestehenden Atman ist der Glaube das Haupt, das Recht die rechte, die Wahrheit die linke Seite, die Versenkung dei Seele, die Macht das Unterteil. Upanishad

Das Brahman, dass die Wurzel der Wissenschaft vom Atman und des Akese ist, ist das höchste Ziel der Geheimen Lehre. Upanishad

Il cambiamento non è che continuità modificata. Krishnamurti

Der Versand ist sein Selbst, die Rede seine Frau, der Hauch seine Nachkommenschaft. Upanishad

Vedere e fare esperienza è così necessario come leggere e imparare. Schopenhauer

L’uomo che persegue la conoscenza agisce in modo conforme alla propria natura. Bhagavad Gita

È un po’ il destino di tutte le religioni. Le quali chiedono per sé la libertà di organizzarsi, in nome dei principi laici, e poi, una volta organizzate, la rifiutano agli altri, in nome dei propri dogmi. Indro Montanelli

La pubblicità è inquinamento: fisico e mentale. Fisico perché ci invade, ci accerchia, in ascensore, nel metrò, sulle case. Mentale perché ci da, anzi impone, modelli di vita e desideri. Pluchinik



Emozioni perdute 09/08
Senza ripercorrere cammini tortuosi di immaginarie lotte a sostegno della spontaneità di tutti noi, di una non del tutto perduta realtà verso la natura vorrei svelare come io percepisca le mie emozioni in forma autonoma e senza nessun ausilio proposto da alcun servizio o strumento materiale. Percependo che ognuno di noi possiede una natura egoista, e interpretando questa caratteristica come un fatto innato, la falsa credenza che il senso di colpa debba perseguirci per l’intera esistenza data dalla nostra cultura cristiana. Non la ragione ma le passioni invece offrono all'uomo certezze come quelle di essere sicuro della sua coscienza personale. Ma l'obbligazione naturale di obbedienza, impostataci sin dall’infanzia verso le istituzioni, i genitori e le varie dinamiche createsi, fanno si che vengano poco coltivate se non del tutto ignorate, le proprie virtù e tanto meno la coscienza delle nostre innate emozioni. Nel corso dei miei anni vissuti tra le più svariate situazioni, ho sempre vissuto forti emozioni che raramente riuscivo ad’esternare, se non attraverso la musica i viaggi e le innumerevoli letture. Le emozioni più forti sono sempre state vissute con altre persone in particolari momenti, che ancora conservo come dei tesori. Cercando di abbinare le mie emozioni con le passioni, ho vissuto così 50 anni molto intensi e produttivi dal punto di vista spirituale ed’emotivo. Per esempio nel viaggiare da solo ho vissuto emozioni estremamente positive, scoprendo parti nuove dime stesso. Così come in India conservo dei momenti di nostalgia e solitudine, ma allo stesso tempo pensando alla mia famiglia lontana l’emozione di essere padre era talmente forte che ancora oggi la ricordo come uno dei momenti di maggiore felicità. Vi è anche da dire che le emozioni bello o brutte con il tempo si modificano, già solo per il fatto che ricordandole o parlandone esse subiscano una mutazione. Infatti come per alcune canzoni a noi care e piene di emozionanti ricordi, la melodia evocherà quel periodo e le emozioni vissute spesso perdute ma ancora vive seppur non più coscienti. Ecco sarebbe una buona metafora fare un ancoraggio di ogni emozione, ad un qualcosa di fisico, o più profondo come una poesia o una canzone. Senza troppe riflessioni, è in realtà così che accade a noi esseri fragili e inconsci di tanto potenziale emozionale. Ecco trovato un nuovo senso al mio Pluchinik. Scrivere per emozionare me stesso e chi mi legge. Fermare i momento, ricordarsi degli insuccessi o traguardi raggiunti. Niente è come sembra, tutto va rielaborato, ristrutturato e riinserito nella mia vita, se possibile modificandola un po’.


Homo Oeconomicus
07/08
Ho concluso la lettura di un interessantissimo libro dell’autore „Frank Schirrmacher“ dal titolo „Ego, das Spiel des Lebens“. L’autore racconta della generale manipolazione degli uomini da parte di una „mostruosa“ economia, di una nuova guerra fredda, in cui contano unicamente i propri vantaggi o interessi. Ogni morale non avrebbe più nessun valore

Questo “diktat” dell’economia mette in dubbio non solo la libertà di volere del singolo, ma in un gioco ben calcolato di un radicale egoismo, presso i sistemi automatizzati tramite degli algoritmi sulle azioni e i mercati in atto nelle maggiori borse mondiali. La democrazia stessa diventerebbe un’incontrollabile marionetta guidata, dall’illusione di stati immaginari che con l’ausilio delle macchine-computer in uno stato di guerra fredda decidono sempre più i destini degli stati e dei loro popoli.

In una logica da guerra fredda della nostra società, divenuta ormai parte integrante del sistema, questo mostro o egoismo mecchanico, gioca senza l’ausilio di noi uomini. Il perdente è già stato proclamato. Frank Schirrmacher ci fornisce delle sue analisi, ma non delle risposte alla domanda su cosa noi permettiamo di imporci da parte dei sistemi, e a quale gioco dovremmo giocare. In sintesi Schirrmacher afferma che l’egoismo proveniente dal modello di pensiero economico, ha conquistato ogni altro ambito sociale e scientifico. Il cosidetto "Homo oeconomicus" secondo gli esperti di storia dell’economia non sarebbere nato o inventato in questo nostra epoca, bensi con la nascita del liberalismo del 18° e 19° secolo. Dunque un’opzione europea che si domandava come sia possibile ottenere più libertà, sicurezza sociale e democrazia senza dipendere dai sistemi economici. Indagando per conto mio ho scoperto che l’idea non è del tutto nuova. Già David Hume ne avevano descritto e parlato in modo esaudiente.

David Hume in suo trattato “Delle misure di obbedienza” descrive come la teoria del contratto sociale intese stabilire un principio nobile: la sottomissione al governo ammette eccezioni e la tirannia - che è contraria al consenso - è sufficiente a liberare l'individuo da tutti i tipi di obbedienza. Secondo questa teoria, gli uomini sono in origine in uno stato di libertà e decidono di rinunciare alle loro libertà in cambio di protezione e sicurezza e quando questa condizione non è soddisfatta, essi sono liberi di rompere il loro contratto. Il concetto è che chiunque abbia acquisito autorità sulle persone debba produrre qualche vantaggio per loro, altrimenti ci si deve aspettare dall'individuo che l'obbedienza sia presto o tardi ritirata. Hume sostiene che la conclusione è giusta, ma il principio in sé è errato. Utilizzando differenti premesse, Hume tenterà di raggiungere la stessa conclusione e fornire un'alternativa alla teoria tradizionale del contratto sociale. Sulla base delle sue assunzioni, l'obbligazione non deriva dalle premesse, ma dai motivi che hanno spronato gli uomini a concludere l'accordo, cioè, il loro interesse personale in sicurezza e protezione. L'obbligazione verso il governo cessa quando l'interesse cessa. Pertanto, l'obbedienza all'autorità non deve essere passiva: il governo è un'invenzione dell'uomo per il suo proprio interesse e per l'interesse della società. Quando il governante rimuove l'interesse, egli rimuove anche l'obbligazione naturale di obbedienza. Segue che gli uomini possono legalmente resistere al governo senza commettere ingiustizia. Fine citazione del filosofo.

Per tornare al libro di Frank Schirrmacher, esso ha suscitato soprattutto in Germania molte critiche e polemiche. Per molti le teorie proposte di congiure del sistema economico ai danno degli stati e delle popolazioni, non sono altro che degli attacchi isterici e senza fondamentali prove. Io credo che come altri pensatori liberi, in questo libro si voglia proporre un’alternativa europea al capitalismo ego-digitale proposto altre atlantico e ormai espanso all’intero pianeta. Non si tratta della solita critica al capitalismo di sinistra, bensì del trionfo di un modello di vita inumano e sintetico, spesso chiamato Homo Oeconomicus . Questo trionfo si espanderà sempre più dal controllo digitale a quello analogico di cui è fatto il nostro modo di pensare, amare e ragionare. Spesso sono stato bollato come nemico del capitalismo e del progresso in generale, e ciò è dovuto alla mia criticità verso i modelli attuali che regolano sempre più la società. Ebbene non ho mai promosso o lodato le lotte di classe, lo sfruttamento dei padroni verso noi vittime ecc. Le mie “scoperte” o ideali da proporre vanno in tutt’altra direzione. La riflessione che chiarisca una volte per tutte questo malinteso da parte dei miei pochi lettori di Pluchinik, la chiamerò “Emozioni perdute”.

 

Nessuno ha i miei orecchi 10/04
Da un aforismo di Nietzsche traggo questo spunto e l’esigenza di dire chi sono. Non avendo mai mancato di dare testimonianza di me, in fondo è possibile che si sappia già. Non ho l'esigenza di distribuire saggezze e moralità, e tantomeno sapere cui ho attinto unicamente dalle mie letture di questi ultimi quaranta anni. Mi basta solo parlare con un qualche dotto che raramente incontro per la mia strada, per convincermi della discrepanza tra l’importanza del mio compito di divulgatore di me stesso, e la piccolezza di codesti conoscitori armati di titoli e onorificenze. Non mi dilungo sul resto dei miei contemporanei, che non mi hanno udito e letto o soltanto visto. A volte mi sento un discepolo del filosofo Nietzsche, che ha guidato in tutti questi anni la mia imbarcazione verso rotte sempre più ambite. Ripensando poi alla solitudine e agli ultimi anni della sua vita mi rendo conto che vivere la propria idea e filosofia può diventare troppo arduo se non fatale. Il mio mondo scritto o inventato e la realtà, si uniscono nei loro istinti più sotterranei. Una forma di culto mi sono inventato, di valori in cui credo fermamente la crescita e il mio futuro di probabile scrittore di me stesso. Respirando l’aria dei miei scritti, che io ritengo un’aria forte e vigorosa, in cui la solitudine regna, io respiro liberamente. Come IL filosofo ho compreso che indagando tramite gli strumenti dati dalle letture del passato, e analizzando la vita contemporanea, ho imparato a considerare le cause in modo diverso da come fino ad oggi si è moralizzato e idealizzato. Fino a dove oserò indagare su me stesso e sulla vita? Il mio dono per chi un giorno avrà i miei orecchi sarà, l’educazione alla durezza del proprio spirito nell’indagare sulla propria verità. È un compito arduo e impossibile da tradurre in semplici frasi o siti web dedicati. Il mio confronto principale o missione, è la messa in pratica tramite le mie interiorità, della mia pienezza fatta di morale propria e verità mai appagate. Bando ai dogmi che per millenni hanno deviato lo sviluppo dell’uomo, ma senza pudore accetterò volentieri di servirmene se ciò renderà più gaudente la mia esistenza e delle persone che più amo. Non è indagando l’ignoto che l’umanità si è rialzata dai momenti bui, ma confrontandosi con la realtà contemporanea. Per millenni gli idoli e le religioni hanno impedito lo sviluppo, che culture avanzate prima dell’avvento del cristianesimo avevano già posto su binari ammirevoli.


Periodo 2012

Debug sociale 29/12
Debug sociale, nel senso di scalfire le ragioni di questa indifferenza verso i fatti sociali o degli altri. Le guerre i fatti di cronaca, le sofferenze altrui non fanno parte del nostro mondo talmente sviluppato e giusto per i meno giusti, e ingiusto per chi si ribella. La serenità dello spirito alberga in luoghi remoti, da ricercare verso il tramonto della vita di ognuno. Il si salvi chi può ha più valore oggi al di fuori dei confini, di questa isola di benessere chiamata Svizzera. L’ignoto lo temiamo come tutto ciò che c’è estraneo, e identificandoci con i simili che a loro volta ci emulano, crediamo di essere liberi e originali. Ecco che nasce questo mezzo straordinario chiamato libertà virtuale, in cui si può finalmente esprimere il proprio io. La rete subirà sempre più il controllo delle poche compagnie e degli stati repressivi, e sin d’allora sarebbe un bene per tutti, tuffarsi mentalmente con le proprie idee e proposte per un mondo migliore. Segnali di amore e di solidarietà dovranno albergare i nostri sforzi, verso coloro meno fortunati. L’errore ormai cronico è di credere tutto svelato e razionalmente sotto controllo, tramite la scienza che controlla tutto inesorabilmente. Noi siamo persone e natura dentro la natura che è parte di noi, ma ciò vorrebbe dire esaltare quella parte dentro di noi che in passato la religione e oggi la tecnologia etichetta come eretica e dannosa per il collettivo. Il nostro strumento e software più importante, il cervello non ci assiste più nell'individuazione e correzione delle nostre aberrazioni. Debug sociale dentro di noi e fuori tutto ciò che invade le nostre vite, adempiendo l’unica via da seguire, quella del profitto.



In attesa del cambio
13/11
Avendo intrapreso un cammino che comporta una svolta nella mia vita lavorativa, questo periodo è caratterizzato da nuove energie e vitalità inaspettate, che credevo atrofizzate dal logorio del tempo. Ogni età è quella giusta per avviare un nuovo progetto cui si crede. La vita mi ha insegnato che i problemi vanno risolti senza tentennamenti e troppi dubbi. Se vi sono troppi fattori devianti al progetto iniziale, è giusto eseguire dei tagli o diciamo sforbiciare laddove ve ne sia necessità. Inoltre la cosa che secondo me caratterizza un buon rapporto lavorativo e non solo, è la fiducia e stima reciproca. Se viene a mancare questa componente non vi sono rimedi, di salvare il rapporto. In questo periodo di transazione, la migliore ricetta per vivere le ore lavorative in modo produttivo e gratificante, è di intraprendere lo studio sui prodotti che dovrò gestire nel nuovo impiego, e continuare con onestà e infaticabile impegno il lavoro attuale. Il detto “il lavoro nobilita l’uomo e lo rende simile alla bestia” non fa al mio caso, giacché amo la mia professione con passione e interesse. La vita continua nei migliori dei modi avendo sempre davanti ad un nuovo traguardo che mi rende attivo e partecipe nell’impegno quotidiano.



Felicità
16/10
La felicità è un fatto personale, è uno stato d’animo che si vive per un tempo indeterminato. Comunque sia, il progetto di vita è sempre rivolto al raggiungimento di un fine che ci conduce allo stato di felicità. Se lo stato di felicità crea anche un benessere, non altrettanto questo stato crea felicità. Comunque sia il progetto di vita comprende anche tutto ciò che ci porti ad’ uno stato di benessere. La felicità inoltre è un fatto personale e anche se condivisibile sarà strettamente legato al nostro stato d’animo. Vi sono poi degli attimi unici e unici di grande felicità legati alla nascita di un figlio p. es. o al conseguimento di una meta raggiunta. Le persone che ci circondano contribuiscono certamente a moltiplicare gli eventi positivi. In solitudine le gioie saranno più interiorizzate ma non per questo meno importanti.

Se lo stato di felicità crea anche un sentimento di benessere, non altrettanto esso crea felicità. Svegliandoci da questa illusione diminuirà il PIL e andranno in crisi le vendite di prodotti, ma diminuiranno le persone infelici. Saremo meno stressati per la mancanza di soldi o debiti, poiché le banche ci negheranno dei prestiti. Eppure siamo sempre più monitorati e controllati dalle nuove tecnologie, che con il loro richiamo irresistibile ci illudono di unirci sempre più nel villaggio globale fatto di consumi, amicizie virtuali e inevitabile isolamento. Se la vita potesse essere progettata seguendo un modello generale omologandoci ogni pensiero, finalizzate a costruire uno stato di felicità artificiale e uniforme che si opporrebbe all'istinto di libertà che pervade in ogni singola persona umana, dovremmo pur accorgercene o intuirne i fini personali di pochi detentori del potere finanziario. Ciò che un tempo era considerato come frutto esclusivo dell’amore come mettere su famiglia ed’ avere dei figli, oggi alle nostre altitudini di benessere è visto come complicato, costoso e rischioso. Vale più la parvenza di concedere a tutti ogni libertà di decisione sul decidere della propria vita, che dopo millenni di tradizione e principi etici, ogni valore e desiderio personale, assume un carattere anarchico da conquistare in nome della libertà e individualismo. La tradizione che aveva in qualche modo posto alla base della società la famiglia liberamente costituita dalla coppia uomo-donna, è miseramente fallita causando disastri.

Non esiste nulla di tanto terribile nella vita superiore alla morte. Più terribile è chi ne è afflitto nella continua attesa o nella prospettiva, di malattie che ci faranno soffrire. È la continua attesa ciò che ci fa soffrire di più. Si può dire che il più atroce dei mali non esiste per noi, in quanto a pensarci noi la morte non la viviamo. Quanto c’è, noi non ci siamo, e quando lei non ci ha raggiunto noi, non la sentiamo perché viviamo. Tutto ciò suona banale e scontato, ma è per molti la paura più grande, che spesso spinge questi individui a legarsi con assiduo fervore a un dio che dovrebbe salvare le loro anime. Essere felice in via teorica, o più saggi, significa non dispiacersi della vita, e tantomeno temerla di perderla. Epicuro scriveva tanti secoli fa le seguenti saggezze: “Come dei cibi scegliamo i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce”.




Svolta di vita cercata
13/10
Se troppo spesso viviamo da pecorelle membri del grande gregge chiamato massa, e rincorriamo ogni moda di consumo effimero, sperando nell’anima gemella o nell’amore di qualcuno che lo nega, è il momento di dare una svolta alla propria vita. In primis, mettendo da parte le interferenze umane, di persone pedanti e antagoniste che rendono la nostra vita insopportabile. Se possibile senza scrupolo e ripensamenti, in modo che la nostra vita sia più serena. Non sempre per troppo amore tali intenti sono realizzabili, perché arriverà il momento che anche il sottoscritto potrebbe diventare sgradevole e ciò mi fa riflettere parecchio. Se fossimo coscienti degli errori, non avremmo ragione di alcun conflitto con gli altri, e tantomeno con noi stessi. Se anche chi c'è vicino e ci ama facendoci notare i nostri difetti, ci lascia quel dubbio che ci affrettiamo a sopprimere a ogni livello di coscienza, non si riesce a dare una svolta stimolando l’autocritica, vuol dire che il mondo e noi compresi non cambieremo mai. Si tende a cercare sempre il percorso più favorevole, che ci porti a dei brevi attimi di ebbrezza, per poi ritrovarci ancore al punto di partenza. Le vere svolte nascono dagli stati nascenti di un progetto se possibile in comune con altre persone. L’ostacolo maggiore è il superamento dell’individualismo esasperato che regna nella società odierna. Questa situazione è dettata tra l’altro dal benessere e dalla non necessità degli altri. Per noi tutti che ci accontentiamo di aprirci con poche persone (un amico) o compagno di vita, è assai difficile immaginarci più spontanei e disinteressati con il resto delle persone. Un gesto di amore senza pretese è interpretato come uno scopo mascherato di buonismo, o per rendere meno doloroso il senso di colpa inculcato tramite l’educazione morale o religiosa. Spesso lo stato nascente si presenta (a volte mai) raramente nella vita, e puntualmente questo progetto si arena travolto o dai debiti che ci sgonfiano il conto in banca, o da affetti e relazioni, che incatenano la nostra vita. Come soluzione salvavita io ho scoperto diversi stati nascenti, che con gli anni sono riuscito a integrare nella mia vita. La svolta della mia vita è avvenuta parecchi decenni fa, quando decisi di agire seguendo l’istinto naturale dettato dal piacere più grande. Questo piacere seguendo la dottrina del grande filosofo Platone, sostiene che nessun altro piacere è più grande di apprendere cose nuove che smentiscano le vecchie credenze. Seguendo questo principio, per ogni libro terminato, per ogni testo scritto o riflessioni profonde io mi trovo a una svolta costante di vita cercata e fortemente voluta. La mia ricetta è unica e ne tengo i diritti di autore per modo di dire. In altre parole ognuno dovrebbe scoprire dal suo più profondo la propria svolta di vita e trasformarla in uno stato nascente. Se poi questo stato nascente sarà condiviso tanto meglio, il risultato e la soddisfazione saranno maggiori. L’importante io credo è conservare nel cassetto dei desideri più possibilità e strade da seguire, per non trovarsi con un pugno di mosche nel caso un progetto dovesse fallire.



Cambio di stagione 02/10
Ogni stagione dell’anno ha le sue particolari bellezze intorno a noi e dentro di noi. La natura annuncia di là dei calendari e degli eventi commerciali e tradizionali, tramite i colori i venti, l’avvento del cambio stagionale. In questo periodo da qualche settimana la mattina, una fitta nebbia e un relativo abbassamento di temperatura annunciano che l’inverno è alle porte. Così come le giornate con meno ore di luce, e in parte l’umore delle persone o il nostro abbigliamento lo segnalano. Coloro che si reputano pieni di vigore per la vita diranno che l’inverno è un brutto periodo con poca luce, molta pioggia e tanta noia, giustificando così il loro malumore. Se poi il discorso cade sul tema del tempo, la frivolezza e i luoghi comuni regnano sovrani. Addirittura la scienza ne ha le prove di questo cambio umorale provocato dal “cattivo” tempo. Per non dovere sempre andare contro corrente, nell’opinione ottusa e comune del volgo, lascio scivolare codesti “ragionamenti” senza contenuti reali, e ammiccando tento di riempire questi vuoti spirituali dando un senso mio personale al mutamento che possiede ai miei occhi del miracoloso durante i cambi di stagione. Ogni svolta nella vita è legata a dei ricordi associati a degli episodi spesso bui e male decifrabili, però presenti a livello inconscio. Le svolte in senso positivo sono come dei tatuaggi invisibili, che hanno lasciato nella mente quelle tracce di vigore e speranza cui dovremmo aggrapparci nei momenti più cupi che la vita inevitabilmente ha previsto per noi. Come per la marea che sale e scende così la natura ha scelto per noi questi cambi stagionali, che aimè ci rende ogni giorno più saggi o più depressi, secondo delle interpretazioni o livello culturale-spirituale del soggetto. Non esistono momenti più belli come non vi sono le stagioni migliori, ma istanti di sublimazione interiore che se vissuta intensamente, non sapendole decifrare le definiremo come la felicità. Da parte mia i momenti più intensi e felici sono quelli del presente che accetto nonostante la marea di alti e bassi. Darsi degli scopi personali e dedicare le proprie attenzioni per quelli che amiamo, facilita di molto l’arduo compito. Un altro cambio stagionale è quello della vita e degli anni, ma qui mi fermo per non diventare esausto e colmo di troppa saggezza.




La vità è buona
02/09
Le leggi che cambiano la mia vita, spesso sono al di fuori del mio controllo. La scienza o la religione in se non garantiscono la felicità dato che consideriamo il dolore, la lotta, il lavoro e la morte come obiezioni e interrogativi. Come se non facesse parte della nostra natura. Insomma da evitare se possibile. Ma il rimedio a tutto questo torpore ci viene offerto in ogni momento dai beni di consumo e di apparenza gaiezza credulona. Molti operati dell'uomo essendo artificiosi e fittizi hanno falsificato la concezione della vita. La scienza e la filosofia ne sono stati spesso dei servitori inopportuni.



Progetti estivi
20/06
A quale scopo negare il trascorrere degli anni a noi stessi e alla società ? Sul lavoro mi sento vecchio per l’attività che svolgo, anche se l’amo. Il contrasto si evidenzia ancor più nel candidarmi per un nuovo lavoro. Sono troppo poco attrezzato per svolgere attività nei quadri o in qualche specifico settore di cui mi sono occupato meno. Sono invece troppo caro ed’esperto per trovare agevolmente un’altro impiego allo stesso livello di adesso. Veramente ambisco ad’elevate posizioni di responsabilità? Non direi proprio dal momento che le mie numerose passioni avendo ognuna la stessa priorità delle altre, difficilmente potrei rinunciare al mio stile di vita.

La lettura domina sovrana ad’ogni alito di tempo disponibile. Lo sport visto e praticato e parte integrante della mia vita, e la scrittura sul mio sito è la benzina che fa andare avanti tutto il motore che funziona di motivazioni, ricerche sui più svariati temi e fame di conoscenza inesauribile. Con il tempo e i primi acciacchi sopratutto con la schiena, le mie attività dapprima per testardaggine sono aumentate, per poi con dolore reale diminuite per quanto riguarda il pugilato e in genere alcuni movimenti che caricavano troppo la mia spina dorsale. In definitiva anche il fisico mi informa che il tempo scorre e che e il momento di voltare pagina con attività diciamo più idonee. In particolar modo verrà a mancare l’antagonismo dello sparring, e il sudore degli allenamenti. Essendo il mio orologio biologico ancora giovane, ho diverse idee su come tenermi occupato e in forma. Un’altro aspetto importante è la consapevolezza che dopo 9 anni di scritture instancabili sul mio sito, da alcuni mesi le idee latitano. I motivi possono essere vari. Pigrizia o esaurimento di idee ? La ragione direbbe entrambe, anche se esaminando con più cautela la situazione, una spiegazione plausibile l’avrei.

Dall’inizio dell’anno sparsi nell’arco della giornata, ho i seguenti temi o libri aperti : Studio della cultura romana e il crollo dell’impero d’occidente con i conseguenti popoli invasori e le loro culture e storie. Di Jeremy Rifkin, economista americano e consulente della Commissione europea che parla di un’economia più sostenibile, e di terza rivoluzione industriale. In pratica utilizzando le energie rinnovabili, da immagazzinare. All’interazione di internet con quella energetica, per creare un sistema di coordinamento tra le infrastrutture. Per concludere con i trasporti da alimentare elettricamente o ad idrogeno. Questo insieme di elementi secondo l’economista rappresentano una rivoluzione economica.

Rappresenta il potere nelle mani del popolo. Un’altro bellissimo libro letto in vacanze è stato : L'universo meccanico di Dolnick Edward. In questo appassionante libro si entra nel mondo medioevale e la cupa citta londinese, in cui vissero alcuni uomini geniali che in pochi decenni inventarono il mondo moderno. Parlo di Isaac Newton, Gottfried Leibniz e Galileo e altri. La cosa affascinante leggendo le loro imprese era l’epoca a loro ostile in ogni senso. Ogni avversità era interpretata come un atto di punizione divina e la superstizione regnava sovrana. Ciò nonostante in parte isolandosi dal mondo circostante, riuscirono a dare una svolta alla nostra storia in modo significativo.

Dall’inizio dell’anno leggo/studio un cosiddetto « Handbuch » (manuale) dedicato al filosofo Friedrich Nietzsche. Si tratta di una collaborazione di circa 70 studiosi del filosofo, insieme alla fondazione di ricerca Nietzsche. In questo libro si discute sull’influenza storica avuta da Nietzsche, nei vari campi della società. Viene riassunta la sua vita e i personaggi principali che ne sono stati protagonisti. Per chi poi ha letto tutte le sue opere come me, è un’interessante conferma rileggere la sezione dedicata a tutte le sue opere. Un’altro capitolo molto interessante è sui termini maggiormente usati nelle sue opere. In ordine alfabetico viene spiegato tramite diverse fonti di testimonianza o scritti, le interpretazioni maggiormente conosciute.

La domanda da pormi riguardo al mio sito è la seguente. Mettere in dubbio la sua esistenza per colpa dell’anonimato e delle poche visite? Era questo lo scopo che mi ero prefisso? In ultima analisi lo scopo vero è lo scrivere in se senza sogni di gloria. Considerare « Pluchinik » il mio archivio dei pensieri e fotografie.



Vedute falsificate 15/05
Come nel mito della caverna di Platone, in cui dei malcapitati possano solo fissare il muro dinanzi a loro, così ci troviamo oggi noi di fronte ai media. Noi prigionieri delle abitudini e schiavi delle tecnologia, a cui è stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco ed i prigionieri, corra una strada rialzata.

Cito dal mito: “Lungo questa strada sia stato eretto un muricciolo, lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone. Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attrarrebbe l'attenzione dei prigionieri. Se qualcuno degli uomini che trasportano queste forme parlasse, si formerebbe nella caverna un'eco che spingerebbe i prigionieri a pensare che questa voce provenga dalle ombre che vedono passare sul muro.”

Qualcuno dovrebbe prendersi la briga di avere un'idea completa della situazione, per illuminare i prigionieri, incoscienti di cosa accada realmente alle proprie spalle (ricordando che sono incatenati fin dall'infanzia ad’obbidire). Confrontando la veduta sulla realtà e il mito di Platone, supponiamo che un cittadino addomesticato venga liberato dalle catene dei doveri sociali (lavoro, pagamenti, morale, famiglia ecc..) e sia costretto a passare un periodo lontano dalla contaminazione della società moderna e dei suoi membri. Vivere immerso nella natura, circondato da bellezze e incanti ormai sconosciuti. Entrare in contatto con un mondo ormai dimenticato (vedi esempio di Pandora nel film Avatar). Certamente le difficoltà sarebbe all’inizio enormi, come il procurarsi del cibo e un dimora. Come nel mito in cui rivolgendo la faccia verso l'uscita della caverna, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del sole ed egli proverebbe dolore, così il nostro cittadino sarebbe confuso e in preda al panico nel dovere affrontare tante a lui inconsuete difficoltà. Dopo un periodo iniziale di adattamento egli comunque rimarrebbe dubbioso e sofferente della nuova vita, preferendo volgersi verso il suo passato di cittadino modello.

Allo stesso modo, se il malcapitato fosse costretto ad uscire dalla caverna e venisse esposto alla diretta luce del sole, rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a vedere alcunché. Il prigioniero si troverebbe sicuramente a disagio e s'irriterebbe per essere stato trascinato a viva forza in quel luogo.

Volendo abituarsi alla nuova situazione, il prigioniero riuscirebbe inizialmente a distinguere soltanto le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell'acqua; solo con il passare del tempo potrebbe sostenere la luce e guardare gli oggetti stessi. Successivamente egli potrebbe, di notte, volgere lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno. Infine, il prigioniero liberato sarebbe capace di vedere il sole stesso, invece che il suo riflesso nell'acqua, e capirebbe che tutto ciò che vedeva e sentiva prima era un’illusione. Così come il vivere nelle nostre città alimentati e nutriti dalla tecnologia che orienta le nostre menti laddove il nostro istinto ce lo vieterebbe a priori. La riflessione seguirà..




Panoramica sui vizi
01/04
Chi non ha vizio scagli la prima pietra o sigaretta nel mio caso. Di nuovo ci è stata tesa una delle numerose trappole di questa società del superfluo e degli eccessi. Più che correggere il vizio verrà deviato verso nuove mete più ambite da parte di chi guadagna immense somme di denaro. Siamo nelle mani dei servizi creati da noi stessi, anzi senza di essi che ormai sono più di un terzo (il terziario) della forza lavoro, la crisi occupazionale sarebbe devastante. Dunque come per i medici anche per il terziario servono dei pazienti a cui spulciare il grano. Si voglio aumentare i prezzi delle sigarette, tema sempre più popolare. L’obiettivo dichiarato dei governi è diminuire le vendite e salvaguardare così la salute pubblica ma ho un lieve sospetto che lo scopo del provvedimento sia banalmente fare cassa. Passando alle innumerevoli lotterie e concorsi nazionali e non, al gioco d’azzardo online sempre più diffuso, in cui vi entra anche il gioco delle scommesse sugli eventi sportivi. L’alcol è uno dei maggiori introiti sia per chi lo produce che per chi lo tassa. L’idea di tassare i vizi non è nuova per i governi sempre più in debito. Si ricorre altro esempio di imposte-ricatto all’ aumento della pressione fiscale sulle bevande gassate zuccherate, con una dichiarata intenzione di fronteggiare la dilagante obesità. Risultato (involontario?) ottenuto, fra ironie e contestazioni: un incremento delle entrate di circa 120 milioni di euro. In ogni caso per avere la coscienza a posto gli stati non rinunciano a dare buoni consigli ai suoi cittadini: scritte contro l’obesità su snack e bibite, etilometro obbligatorio in macchina la domenica, severe misure moralizzatrici anche per i politici. In effetti la riduzione del deficit è una delle preoccupazioni principali degli esecutivi. Se poi i tagli vanno fatti sui servizi e non sui previlegi di chi fa le leggi in parlamento, ciò fa parte del gioco accettato da tutti. Magari proprio per per opprimere la rabbia accumulata causata dalle ingiustizie sociali, invece di dedicarsi a ciò che veramente interessa, si tenta di riprendere il fiato o a rigenerarsi dal troppo stress durante la settimana. Diventiamo degli spettatori/protagonisti di eventi televisivi sportivi, concerti musicali o altri eventi a effetto. Ma dov’è il protagonismo ? Forse agendo in modo così passivo (anche se crediamo il contrario), Il tempo libero serve solo a rigenerarci per lo sgobbare in settimana. In questo modo uno si svuota, perde interesse per tutto e inizia a bere, a distruggersi di canne e a dilapidare i due soldi che guadagna con puttane e video poker. Sarà che il lavoro è il padre dei vizi ?
Guardiamo brevemente i sette vizi capitali, identificati come "abiti del male" da Aristotele, come "opposizione della volontà dell'uomo alla volontà divina" nel Medioevo, come espressione della tipologia umana nell'Età dei lumi, appaiono infine come manifestazione psicopatologica nel Novecento. Ad’ogni vizio inserisco secondo il mio punto di vista, l’attuale stato in questa epoca del vizio.

I sette vizi capitali

Accidia  : è l'avversione all'operare, mista a noia e indifferenza.

Come il nichilismo imperante dopo i presagi di Nietzsche anche l’accidia è sempre più padrona delle nostre menti, senza distinzioni di età. Essendo noi sempre più strumento della tecnologia, l’accidia indica l'assenza di una finalità ultima che orienti il corso della vita.

 

 

Avarizia  : Ritrosia esagerata nello spendere e nel donare, dovuta a eccessivo attaccamento a ciò che si possiede, specialmente al denaro.

È vero per quanto riguarda l’attaccamento a ciò che si possiede. Per quanto riguarda lo spendere direi che finché esisteranno le banche che noi provvediamo a salvare in caso di caduta, piuttosto che ritrosia nello spendere, vi è una mania dello spendere e consumare per poi apparire ecc..

 

 

 

Gola  : Golosità, ingordigia: mangiare per g., non per fame; nella teologia cattolica, uno dei sette peccati capitali || far g., eccitare la golosità, propr. di cibo o bevanda, ma fig. anche di altre cose: lavoro che fa g. a molti | prendere per la g., attrarre, sedurre qlcu. facendo leva sulla sua golosità.

Valgono tutte più che mai le varie interpretazioni del vizio della gola. Anzi è aumentata la voglia di esagerare o sfogarsi attraverso la gola. A volte il sedersi a tavola diventa l’unica alternativa nel tempo libero (chiamata poi tradizione), dello stare insieme tra amici o peggio ancora in famiglia. La gola si nutre dei propri desideri, in modo innefrenabile prendendo tutto ciò che li da piacere.

Invidia  : 1 Sentimento astioso che una persona ha verso gli altri, e spec. verso ciò che reputa il loro pregio o le loro fortune. 2 Sentimento sincero di ammirazione: ha una resistenza da fare i.; persona o cosa che desta ammirazione: ha una casa che è l'i. di tutti

Spesso l’invidia da sempre presente in tutte le epoche, va a braccetto con le azioni distruttive verso il soggetto cui proviamo questo sentimento. Uno dei luoghi più frequentati del vizio è il luogo di lavoro, seguito dai sentimenti amorosi. Vi è poi anche l’invidia positiva che fa da motivatore. Ma spesso è una maschera della prima definizione.

 

 

 

 

 

Ira  : Impeto rabbioso e incontrollato:

Secondo me è molto legata alla propria cultura di provenienza e adattata all’ambiente in cui si vive. L’ira o rabbia rappresenta quella sottile linea che lega la discussione accesa ed intensa alla violenza fisica, materiale, quella propria dei comportamenti tesi a distruggere l’altro.

 

 

 

 

Lussuria  : Incontrollato abbandono ai piaceri sessuali, libidine; secondo la teologia cattolica, uno dei sette vizi capitali.

Come la gola, garantisce la sopravvivenza, questa volta del genere umano. Prima dell’evento di Internet e della pornografia in generale, questo vizio era un fenomeno limitato. Oggi basta guardarsi intorno. La lussuria solitaria (molto più triste) è alla portata di clic già a partire dalla tenera età. Lussuria è il senso del tatto che invade il campo di tutti gli altri sensi, li ammorbidisce, li lusinga, li esalta, li porta fuori dai dettami della ragione, li spinge contro lo spirito per tentare di renderlo schiavo e complice dei disastri morali. In realtà, il sesso tende all’unione, «tutto un corpo in un corpo», immedesimazione in una distinzione, anzi opposizione, e perciò reciprocità e complementarità, di lui per lei e lei per lui, di lui con lei e lei con lui, di lui in lei e lei in lui, persone sessuate. È abbastanza complicato capire questi eventi inconsci e spesso le menti più basse trasformano la lussuria in volgare sesso o affermazione della propria virilità e orgoglio.

Superbia  : 1 Valutazione eccessiva delle proprie qualità e capacità che si manifesta con un comportamento altezzoso e sprezzante. 2 relig. Nella teologia cattolica, il primo dei sette peccati capitali, caratterizzato soprattutto dalla negazione della propria condizione di creatura e perciò dell'inferiorità rispetto a Dio.

In competenza sopratutto con gli altri nella lotta giornaliera della giungla urbana. La psicologia ha contribuito molto nel soprastimare il potenziale di ognuno di noi, con teorie sul conoscere se stessi, positivismo eccessivo e anarchismo dominante, accompagnato da una certa aristocrazia razziale e di classe. Il superbo ostenta sicurezza e cultura e sminuisce i meriti altrui. Il superbo teme le delusioni e insuccessi perché rivelerebbero la sua mediocrità. San Tommaso, sulla scia di san Agostino e san Gregorio Magno, definisce «amore smodato della propria eccellenza». Il miglior antidoto alla superbia è coltivare l’umiltà. A patto, però, che non la si scambi con la ritrosia, la timidezza o la mediocrità, con la paura di impegnarsi, di confrontarsi alla pari, apertamente e lealmente, con gli altri; con la vigliaccheria e l’incapacità di donare, con parole e gesti, il positivo di cui siamo portatori. Non è sbagliato riconoscere la propria superiorità nei campi in cui si hanno specifiche competenze, non avrebbe senso declassarsi pur di perseguire l'umiltà a ogni costo. L'importante è non mortificare gli altri anche con punte di cattiveria gratuita.

Conclusione:
Dopo questa panoramica sui sette vizi capitali, si può dire che non serve molto ricavarne del denaro attraverso azioni tributarie, che vengono ridicolamente proposte come preoccupazione e prevenzione della salute, mentre in realtà è un'altro modo per succhiare alle finanze già esili dei cittadini. Di cosa avrebbero poi scritto i poeti e i romazieri, e di cosa vivrebbero gli pscicologi e vari curatori della mente? Un'uomo senza vizi è come un'alba senza luce in cui manca l'elemento essenziale, il protagonista. In fondo sono le debolezze che fanno noi esseri umani così diversi e imprevedibili. Il conflitto maggiore consiste nell'incompatibilità con la tecnica, che ha solo dei difetti da perfezionare.



Scrivere per riflettere 09/03
Senza ambizioni o pretese letterarie, il mio modo di esprimermi tramite la scrittura mi offre da diversi anni molti vantaggi personali. Il mio coinvolgimento quotidiano sul lavoro lascia poco spazio per l'interiorità, che anzi si sente bistrattata e messa in un angolo. A livello di conoscenze la situazione non è migliore e spesso mi adatto nelle conversazioni superficiali, ponendo attenzione di non ferire troppo l'orgoglio della conoscenza altrui. Ho capito che l'omologazione dei pensieri e il suo adattamento sulle persone, genera quella comunanza di pensiero chiamata mentalità che unisce e salda gli interessi comuni e quindi genera amicizia. Si potrebbe anche chiamare interessi in comune, che sono in definitiva la materia prima di ogni rapporto solido. Tornando al titolo del mio aforismo il mio bisogno di scrivere è sempre andato di pari passo con il mio bisogno di leggere. Non riuscendo a considerare disgiunte le due cose, ho tratto spesso spunti dai numerosi libri letti, oppure al contrario scrivendo nascevano nuovi campi d’interesse che mi spingevano nella ricerca di nuovi autori o argomenti prima sconosciuti. Scrivendo poi su dei temi che pubblico sono consapevole della possibilità che vi siano anche dei lettori magari esigenti o a conoscenza dei temi trattati. Partendo da questo presupposto piuttosto del contrario, in altre parole che abbia dei lettori svogliati, che non avendo dimestichezza con il tema, ritengono valido ciò che leggano solo poiché lo comprendono poco. In fondo succede a tutti di intraprendere una lettura su di un tema specifico per poi con il tempo accorgersi che la fatica insormontabile dei termini tecnici mai chiariti ci frena sempre più fino al totale arresto d’interesse e concentrazione. Insomma non è così banale affrontare dei temi impegnativi su cui riflettere, e scriverci un testo piacevole e intrigante per chi legge. Esiste poi la paura, conscia o inconscia, di essere influenzati da altri scrittori, per giungere a una malintesa e inutile originalità, porti a un impoverimento della letteratura stessa. È impossibile non essere influenzati da chi ha scritto prima di noi. Ultimamente sono stato assalito da questo timore di avere più niente di originale da scrivere. Avendo ogni giorno circa due ore di lettura fisse, i temi che si rincorrono nella mia mente sono molteplici. È difficile vivere di tanta lettura senza lasciarsi travolgere dal desiderio di scrivere. Cioè il desiderio di interloquire a nostra volta con storie mie. Per fare un esempio leggo settimanalmente il blog di Beppe Grillo che a mio parere ritengo una vera voce "del popolo che non ha parola". Ecco la nascita di nuove idee di contenuti simili da scrivere sul mio sito sono aumentate proprio leggendo il Beppe nazionale. Il pericolo del copia e incolla con l'utilizzo di Internet è maggiore, proporzionalmente alla mancanza d’idee.


Niente di troppo 21/01
Il timore dell'eccesso è profondamente greco nella duplice accezione morale ed estetica. Il male e il brutto hanno nell'eccesso la loro causa. Nietzsche riteneva che la parola "uomo" volesse dire misuratore, e che gli uomini avessero voluto chiamarsi così per rendere omaggio alla loro scoperta più grande, l'arte di misurare. Dal troppo misurare e tutte le scienze che ne hanno fatto uso, lo sviluppo ci ha modellato la vita in modo tale che non è mai troppa la misura dei limiti imposti durante l'intero corso dell'esistenza. È la mancanza d’interessi che vadano oltre il proprio benessere materiale, a farci precipitare in un’insoddisfazione permanente. Più otteniamo gratificazione in ambito lavorativo, e più lo diamo a mostrare facendo notare l'ambito livello gerarchiale raggiunto. Lo stesso vale per le cose che possediamo, quasi mai acquistate con i propri mezzi, ma tramite un prestito. Non possediamo nulla sennonché debiti, e come se non bastasse, la mancanza maggiore riguarda il nostro intelletto sempre più messo in disparte per mancanza di tempo. Non è mai troppo il tempo da dedicare agli altri e non è mai troppo il tempo da dedicare a se stessi. Chi saprà condurci verso il retto cammino della saggezza e pace interiore? Qualche guru a pagamento o lo psichiatra sovvenzionato dalla mutua? Nessuno mai si è preso la pazienza di insegnarci o educarci all'autostima, all'apprendimento autodidatta su ogni tema utile. Soprattutto vivendo sempre più in una società dei servizi l'unico che manca è quello personale che non è più in grado di autogestirsi essendo tropo condizionato dalle troppe distrazioni mediatiche e tecnologiche. Il mezzo, inteso come il progresso scientifico e di conoscenze essendo unicamente il servizio del profitto, ha convinto tutti noi a rinunciare ai propri mezzi, e travestendosi come fine ha reso senza significato le nostre esistenze. Niente è di troppo per quanto riguarda la conoscenza e l'impegno personale in ogni ambito se accompagnato dalla passione. Tutto è di troppo quando si tratta di concedere le nostre emozioni e convinzioni sempre più subdole, a coloro che si vendono come dotti e, ci offrono il loro sostegno in cambio di un profitto. Paradossalmente la nostra stima cresce in rapporto al prezzo, mentre le prestazioni gratuite insospettiscono il nostro giudizio.


 


La dittatura dei desideri
15/01
Il saggio insegna che il desiderio inquina il cammino verso la felicità, e non soddisfa a pieno le nostre attese poiché effimere. È in pratica un’impresa impossibile illudersi di potere vivere lontani dai bagliori delle merci che si presentano in forma martellante, durante il nostro tempo lontano dagli impegni. Tra la pubblicità incessante tra un programma e un talk show, gli sponsor che si sono da decenni impossessati del mondo dello sport e di tutto ciò che intrattiene, o il gossip come compagno ideale di noi spettatori paganti e

passivi. La questione è risolvibile ponendoci la seguente domanda. È necessario privarsi d'ogni desiderio o piuttosto seguendo il motto "si vive una volta solamente" quindi arruffiamoci per esaudire ogni capriccio? Oppure come spesso capita, è la paura dell'isolamento e mancanza di gratificazione da parte degli altri a spingerci alla lotta per ottenere tutto e subito, coltivando l'illusione di essere così accettati. Liberarsi da tutte le gabbie, da tutte le paure impedendo che si creino nuove false dottrine o filosofie, e che si fondino nuove religioni o sette è sicuramente lodevole, ma non primario. Infatti, dal nulla non nascerà mai qualcosa di nuovo, ma anche la passività di pensiero è oltremodo pericolosa quanto i falsi dogmi sugli ideali di vita da seguire. Avendo la consapevolezza dei propri pensieri, si noterà di quanto sia un'illusione desiderare qualcosa. Infatti, più alte sono le attese, e più forti saranno le ricadute quando subiamo un torto o una delusione.

Osare e mettere in gioco il proprio coraggio non significa sempre desiderare fortemente una cosa. Significa coinvolgere la passione interna che alberga in ognuno di noi, per delle convinzioni personali. La delusione e rinuncia fanno parte della vita come il successo e le vittorie. Non sono questi i metri che determinano la mia felicità. Evitando ogni eccesso o dottrina di pensiero che termini con "ismo" la serenità non sarà assicurata, ma una gran parte delle aberrazioni evitata.






 
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Last modified Mai 28, 2014